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Il grosso rischio che si corre in questi momenti è quello di essere retorici. Ma quando si perde un amico vero, non si può essere razionali. Sento il bisogno di ringraziare Franco Ballerini. Lo voglio fare pubblicamente perché era una persona speciale. In molti mi hanno chiamato per dispiacersi di questa perdita per il ciclismo. Sinceramente credo sia riduttivo, troppo poco pensare in questo modo. Abbiamo perso un uomo. Un grande uomo. E’ vero, ha dato tantissimo al ciclismo, ma fortunatamente un CT si può ,più o meno, sostituire; un amico, con lo spessore di Franco, no. Oggi tutti i quotidiani hanno elencato le qualità umane di Franco. La cosa assurda, e forse retorica, che spesso si usano parole simili ad ogni morte. Però , in questo caso, sono terribilmente vere; anzi chi ha avuto la FORTUNA di conoscerlo, di frequentarlo può affermare che non esistono parole, che facciano capire la grandezza di Franco. Il destino ha voluto che vedessi Franco, per l’ultima volta , 24 ore prima del suo incidente. Eravamo a Salsomaggiore Terme a un convegno della federazione. Prima ci siamo gustati la “solita” barzelletta del maestro Alfredo Martini, poi abbiamo scherzato sul suo modo di vestire. Era questa la Sua forza: mettere tutti a proprio agio. Poi Domenica durante l’Assemblea annuale della nostra Regione, la notizia che mai avrei voluto sentire e comunicare. Non il CT, non il tecnico, ma l’Uomo, non c’era più. Ero orgoglioso di essere suo amico. Amicizia condivisa con un altro grande uomo e tecnico, Roberto Damiani. Ero orgoglioso di poterGLI augurare “in bocca al lupo”, 10 minuti prima dei mondiali. I mondiali erano il suo capolavoro. I tecnici della Nazionale, da sempre, si dividono in 2 categorie: quelli preparati e quelli che hanno attaccato al cuore lo “scudetto”Tricolore. Bene , Franco apparteneva ad entrambe le categorie. La forza con cui difendeva gli atleti da ogni attacco esterno, assommato a quello scudetto lo hanno reso immortale, per le cronache sportive da qui all’eternità. Però sono egoista, voglio essere egoista. Lo avrei voluto ancora salutare, prendere in giro sulle sue “mancate” cravatte nei momenti ufficiali, avrei voluto ricordargli ancora di quando , da dilettante ,fece un buco “mostruoso” all’internazionale di Castelfidardo, avrei voluto commentare con Lui, le strategie per battere Damiani alla maratona di New York, avrei voluto vederlo soffrire sull’ammiraglia, nella “sua “ corsa, il mondiale. Ma questo non potrà succedere. Grazie Ballero.
Davide Balboni
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